![]()
| 4 febbraio 2010 |
| Non c'è ancora soluzione per il rebus delle polizze dormienti Di Anna Messia Resta senza soluzione la questione delle polizze dormienti. L'emendamento presentato dal relatore al decreto Milleproroghe, Lucio Malan, che tentava di risolvere almeno parzialmente la questione dei contratti scaduti e finiti nel Fondo vittime delle frodi finanziarie presso il ministero dell'Economia, è stato dichiarato inammissibile dalla commissione Affari costituzionali del Senato. Così sarà tutto da rifare e, almeno per ora, non si intravede una soluzione che possa accontentare i risparmiatori che si sono visti rispondere picche in agenzia o alle Poste quando hanno chiesto di incassare polizze Vita scadute da più di due anni. L'emendamento presentato da Malan precisava che il decreto, che prevede il versamento delle polizze scadute da due anni (e non incassate) al fondo presso il ministero del Tesoro per le vittime dei crack finanziari, valeva solo per i prodotti prescritti «successivamente al 28 ottobre 2008». In pratica dovevano essere incluse soltanto le polizze scadute dal 29 ottobre 2006 in poi. Una data non casuale, che corrispondeva all'entrata in vigore della legge 266 del 2008 (il cosiddetto decreto Alitalia) che aveva però previsto la retroattività della norma. L'emendamento presentato dal relatore era quindi utile a precisare che la retroattività non poteva più valere. Anche se non scioglieva certo tutti i nodi, perché allo stesso tempo aggiungeva che dovevano essere «fatti salvi gli importi che, alla data di entrata in vigore della legge, fossero stati comunque già versati al fondo» ministeriale. E nel fondo tenuto presso Via XX Settembre c'è già il primo versamento effettuato dalle compagnie il 31 maggio scorso, che comprendeva gli importi delle polizze Vita scadute tra inizio 2006 e ottobre 2008. Una cifra considerevole che sarebbe compresa tra 30 e 40 milioni di euro. L'emendamento Malan era quindi solo un riconoscimento formale, ma non certo sostanziale, della non retroattività del decreto e non accontentava i risparmiatori che chiedevano di riavere indietro le somme versate al fondo di polizze scadute prima del 2008. Ma era comunque un passo avanti. Nonostante ciò, è stato respinto dalla commissione Affari Costituzionali insieme a un altro emendamento, presentato sempre da Malan, che tentava di risolvere la questione dell'indennizzo diretto dopo che una sentenza della Corte costituzionale del 2009 aveva aperto una falla nel sistema che prevede che sia la compagnia del danneggiato a risarcire l'assicurato. (riproduzione riservata)
|