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Immigrati: in Italia 500mila sono dipendenti e 61mila imprenditori
20/07/2010

Mezzo milione di persone originarie del continente africano lavorano come dipendenti nel sistema produttivo italiano, quasi un quinto (17,6%) del totale degli occupati nati all'estero registrati dall'INAIL, inclusi quelli che svolgono occupazioni stagionali. Nel 41,7% dei casi sono nell'industria, il settore che in Italia ha subito maggiormente gli effetti negativi della crisi mondiale.

Ancora una volta i percorsi occupazionali variano a seconda delle collettività: i maghrebini, soprattutto tunisini, sono molto presenti - oltre che in edilizia - nel settore agricolo e della pesca, in particolare in Sicilia (dove però il loro ruolo di braccianti viene sempre più rilevato dai romeni), mentre le poche collettività a prevalenza femminile (come quelle di Capo Verde ed Eritrea) si concentrano nel settore domestico, in particolare nelle grandi città come Roma.
"L'impiego è piuttosto frammentato", spiega "Africa-Italia. Scenari migratori", il volume che il Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes, "e se si dovessero ricondurre le ore effettivamente lavorate nell'anno a posizioni occupazionali a tempo pieno e continuo, verrebbero meno circa 75mila occupati, perche almeno un settimo (14,3%) dei lavoratori africani usufruisce di un lavoro a tempo parziale e/o a termine".

Imprenditori. La situazione è piuttosto dinamica sul piano dell'iniziativa imprenditoriale, che vede gli africani, con 61.323 posizioni su 185.466 titolari d'impresa stranieri censiti a maggio 2009 (Unioncamere/Cna), incidere per un terzo sull'insieme degli imprenditori stranieri, con i marocchini che costituiscono la collettività più rappresentata davanti agli stessi romeni, ben più numerosi nel gruppo dei residenti. Prevale nettamente il settore commerciale, dove gli imprenditori africani operano nei due terzi dei casi. Segue, a notevole distanza, l'edilizia. La nota dolente e la scarsa incidenza delle donne: appena l'11,3% tra gli africani imprenditori, fatta eccezione per le nigeriane (53,2%). In sintesi, gli africani incidono per più di un quinto sui residenti stranieri, per un sesto sugli occupati di origine immigrata, per poco più di un decimo (12,2%) sui nuovi assunti nel corso dell'ultimo anno di riferimento (2008), per un terzo sugli stranieri titolari di impresa.
Cooperative. Gli immigrati - non solo africani - iniziano a essere ben rappresentati anche nel settore cooperativo. La presenza è maggiore nelle cooperative sociali e in quelle di servizio, sia come dipendenti che come soci. Nella Lega Coop Lombardia, per esempio, vi sono 7.200 stranieri tra soci e non soci, specialmente nelle cooperative di facchinaggio, di trasporti, di servizi alle persone e in edilizia. Manuntecoop, azienda leader nel suo settore, ha considerato la diversità come un fattore competitivo e annovera 8.700 dipendenti, dei quali 1.600 non comunitari di 65 diverse nazionalita, nel 90% dei casi donne. Non mancano i primi esempi di coinvolgimento dei Paesi di origine, come quello di Ghanacoop, che ha creato occupazione anche nel Paese africano, favorendone la commercializzazione dei prodotti.

In generale, rileva il rapporto, un quinto dei quasi 5 milioni di africani nell'Unione Europea e insediato in Italia (negli anni Novanta erano un terzo). Si tratta del 22,4% dei titolari di permesso di soggiorno, 871.128 persone (su 3.891.295 cittadini stranieri iscritti in anagrafe), ma almeno un milione considerando quelle in attesa di registrazione nei registri anagrafici. Le donne sono il 39,8%. Ogni 10 immigrati africani 7 sono nordafricani (69,6%) e quasi 5 sono marocchini (46,3%). Tra le collettività più numerose si inseriscono la Tunisia con oltre 100mila residenti in Italia, l'Egitto con quasi 75.000, il Senegal con quasi 70.000, la Nigeria e il Ghana con più di 40.000.
Per il prossimo futuro, avvertono Caritas/Migrantes, bisognerà mettere in conto una maggiore presenza africana in Italia. Per il 2050, anno per il quale l'Istat ha previsto la presenza di 12,3 milioni di stranieri, se gli africani mantenessero l'incidenza attuale (ma probabilmente l'aumenteranno) diventerebbero oltre 2,7 milioni. Una tendenza che emerge anche da alcuni dei dati pubblicati nel dossier, come per esempio la crescita delle nascite di bambini di cittadinanza africana: nel 2008 sono state 25.000, pari a un terzo dei nati stranieri nell'anno, un'incidenza quindi molto superiore a quella degli immigrati di origine africana.

Fonte: INAIL


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