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Tecnica
Nel 2009 infortuni sul lavoro in calo del
10%
21/07/2010
Sono 790.000 gli infortuni sul lavoro avvenuti nel 2009,
per un calo del 9,7% rispetto al 2008 (85mila in meno). I casi mortali
sono stati 1.050, per una flessione del 6,3% (70 decessi in meno). Questi,
in estrema sintesi, i numeri più significativi che si ricavano
dal bilancio delle denunce pervenute all'INAIL alla data di rilevazione
ufficiale del 30 aprile 2010.
Calano infortuni e morti sul lavoro: è la flessione più
alta dal 1993. Aspetto particolarmente significativo: la riduzione maggiore
ha riguardato gli infortuni in occasione di lavoro - quelli effettivamente
verificatisi durante lo svolgimento delle attività lavorative -
per i quali il numero delle denunce si è ridotto del 10,2%, a fronte
di un calo del 6,1% degli infortuni in itinere (avvenuti durante il tragitto
casa/lavoro e viceversa).
Analoga - anche se in misura meno sostenuta - la flessione dei casi mortali:
quelli in occasione di lavoro sono passati dagli 829 del 2008 ai 767 del
2009 (-7,5%), mentre i decessi in itinere sono scesi da 291 a 283 (-2,7%).
Sempre nell'ambito degli infortuni mortali in occasione di lavoro, di
particolare importanza è il numero di quelli occorsi sulla strada
a lavoratori che operano in questo specifico ambito (autotrasportatori
di merci o di persone, rappresentanti di commercio, addetti alla manutenzione
stradale, ecc.), scesi comunque dai 338 casi del 2008 ai 303 del 2009
(-10,4%).
"E' dal 1993 - quando vi fu un calo dell'11,7% degli incidenti rispetto
al 1992 - che nell'andamento complessivo degli infortuni non si registrava
una flessione di questo livello" afferma Marco Sartori, Presidente
dell'INAIL. "Nel 2008, anno pure molto positivo, la riduzione si
era attestata invece intorno al 4,1%. In questo contesto, di per sé
significativo, è importante sottolineare come parte sensibile della
riduzione abbia riguardato gli infortuni relativi all'effettivo svolgimento
dell'attività lavorativa: 79.064 casi in meno è un numero
davvero rilevante". Per quanto riguarda, invece, "la diminuzione
più contenuta dei casi mortali, diminuzione pure rilevante",
ricorda Sartori, "è un ambito dove il margine di contenimento
di per sé è minore, trattandosi di cifre già sensibilmente
ridotte nel corso di questi ultimi anni: basti pensare che, nel 2001,
i decessi erano stati 1.546".
La crisi economica riduce del 3% il tempo di esposizione al rischio. Il
2009 è stato un anno fortemente condizionato dalla grave crisi
economica internazionale che ha interessato il nostro Paese già
a partire dalla seconda metà del 2008 e poi si è protratta
e acutizzata nel corso dei mesi successivi. Tutto ciò si è
tradotto non solo in un calo del numero di occupati (secondo l'Istat pari
al -1,6%), ma anche in una riduzione nella quantità di lavoro a
seguito di interventi operati dalle aziende: dai tagli di straordinario
e di lavoro temporaneo al ricorso alla cassa integrazione.
Complessivamente - sulla base di elaborazioni effettuate da una parte
sui dati Istat in relazione agli occupati e alle ore lavorate pro-capite
e, dall'altra, sulle informazioni dell'INAIL rilevate dagli archivi DNA
(Denuncia nominativa assicurati) - è possibile stimare che il tempo
di lavoro e, quindi, di esposizione al rischio di infortuni abbia subito
una contrazione media generale di circa il 3%, con una forte variabilità
a livello territoriale, settoriale e di dimensione aziendale. Una percentuale
che fa ragionevolmente ritenere che la riduzione reale degli infortuni
sul lavoro, calcolata in termini di incidenza - depurata cioè della
componente "perdita di lavoro" - si possa stimare pari a -7%
per gli infortuni in generale e a -3,4% per quelli mortali.
"L'effetto della crisi in termini di riduzione degli infortuni sul
lavoro di sicuro c'è stato, ma ha riguardato solo una componente
minoritaria del fenomeno", valuta Sartori. "Le riduzioni più
significative in termini numerici sono, invece, da attribuire all'effettivo
miglioramento dei livelli di sicurezza in atto ormai da molti anni nel
nostro Paese e vanno interpretate, pertanto, come il risultato delle politiche
messe in atto da governi, parti sociali - aziende e sindacati - e da tutti
i soggetti che agiscono in materia di prevenzione, a partire certo dall'INAIL.
Si tratta, del resto, di un dato in linea con un trend storico consolidato:
se analizziamo, infatti, l'andamento infortunistico dal 2002 al 2009 vediamo
come gli incidenti complessivi siano diminuiti del 20,4% e i casi mortali
del 29%".
Meno incidenti per gli uomini e nelle aree industriali del Paese. Un'analisi
dell'andamento infortunistico del 2009 condotta in ottica di genere evidenzia
come la flessione degli incidenti non sia stata uniforme, ma molto più
accentuata per gli uomini (-12,6%) rispetto alle donne (-2,5%). Diversa,
invece, la situazione relativa ai casi mortali, con una riduzione del
14% per la componente femminile (74 lavoratrici decedute rispetto alle
86 del 2008), a fronte del 5,6% relativo agli uomini (dai 1.034 morti
del 2008 ai 976 del 2009). Va evidenziato, tuttavia, che per le donne
il 60% delle morti si è verificato in itinere.
A livello settoriale la diminuzione degli infortuni sul lavoro è
stata molto più sostenuta nell'Industria (-18,8%) che nei Servizi
(-3,4%) o nell'Agricoltura (-1,4%). Il calo più significativo si
registra nel comparto manifatturiero (-24,1%) e nelle Costruzioni (-16,2%),
mentre per quanto riguarda i Servizi, apprezzabili riduzioni si registrano
nei Trasporti (-12,5%) e nel Commercio (-9,1%). Per i casi mortali il
2009 segna una riduzione sensibile nell'Industria (-7,9%) e nei Servizi
(-6%), mentre in Agricoltura si registra una sostanziale stabilità.
L'analisi territoriale, ancora, mostra che la riduzione degli infortuni
ha riguardato tutte le grandi aree geografiche, con maggiore accentuazione
nel Nord-Est (-12,8%) e nel Nord-Ovest (-9,3%). Cali più moderati
si rilevano, invece, al Centro (-8,2%) e nel Mezzogiorno (-6,8%). Per
quanto riguarda i casi mortali, questi sono diminuiti in particolar modo
nel Nord-Est (62 decessi in meno, pari al -21,9%) e nel Nord-Ovest (-6,2%).
Molto più contenuto il calo nel Mezzogiorno (-1,7%). In controtendenza
il Centro, che registra un aumento del 7,9% degli eventi mortali dovuto
principalmente ad un incremento dei decessi nel Lazio.
"In generale, il calo degli incidenti presenta connotazioni riferibili
prevalentemente alle attività industriali - quelle che più
delle altre hanno risentito della crisi - interessando maggiormente le
aree del Nord industrializzato e i lavoratori maschi che, dell'Industria,
rappresentano la componente lavorativa preponderante", osserva Sartori.
"Non è casuale, quindi, che il 60% degli infortuni si sia
concentrato nelle aree del Nord a maggiore densità produttiva e
il crollo degli infortuni in comparti come l'industria manifatturiera
e le costruzioni, più di altri colpiti dalla crisi economica e
con un calo occupazionale quasi triplo rispetto a quello medio generale".
Stranieri: per la prima volta incidenti in flessione. Il 2009 ha registrato,
per la prima volta, un decremento degli infortuni dei lavoratori stranieri,
dagli oltre 143mila casi del 2008 ai 119mila del 2009, per un calo del
17%. Anche in questo caso la flessione ha riguardato prevalentemente la
componente maschile (-20,3%), rispetto a quella femminile (-4,9%). I casi
mortali sono diminuiti di 39 unità passando da 189 a 150.
Il calo si è verificato maggiormente nell'Industria, in particolare
nei settori del manifatturiero notoriamente ad alta presenza di lavoratori
stranieri, nei quali - come già detto - la crisi produttiva e occupazionale
è stata più acuta. Rumeni, marocchini e albanesi sono, nell'ordine,
le comunità che ogni anno denunciano il maggior numero di incidenti,
totalizzandone ben il 40%. Se si considerano, poi, i casi mortali la percentuale
supera il 50%: in altri termini un deceduto di origine straniera su due,
in Italia, proviene da una delle tre comunità.
"E' la prima volta nell'ultimo decennio - da quando, cioè,
il fenomeno ha assunto una rilevanza statistica - che è stata registrata
una flessione degli infortuni tra i lavoratori stranieri, sempre più
presenti nel mercato del lavoro italiano", afferma Sartori. "Il
calo è da attribuire, in parte, alla riduzione complessiva delle
opportunità di lavoro che ha interessato tutta la popolazione del
Paese e, dunque, anche gli stranieri - colpiti, peraltro, da livelli di
precarietà superiori agli italiani - ma, in parte anche consistente,
al miglioramento delle loro condizioni per quanto riguarda prevenzione
e sicurezza".
Emersione delle malattie professionali: le denunce crescono del 16%. Il
2009 è stato un anno record per le malattie professionali. Le denunce
complessive sono state 34.646: il valore più alto degli ultimi
15 anni, per un aumento del 15,7% rispetto ai 30mila casi del 2008 e di
circa il 30% in 5 anni (8mila denunce in più rispetto alle quasi
27mila del 2005). L'Agricoltura è il comparto più interessato:
le segnalazioni pervenute all'INAIL sono più che raddoppiate in
un solo anno (da 1.834 del 2008 a 3.914 del 2009, +113,4%) e triplicate
nell'ultimo quinquennio.
Impennata per le malattie dell'apparato muscolo-scheletrico (tendiniti,
affezioni dei dischi intervertebrali, sindrome del tunnel carpale, ecc.)
dovute a sovraccarico biomeccanico: con quasi 18mila casi denunciati -
per un aumento del 36% rispetto al 2008 - e raddoppiate in cinque anni
(erano poco meno di 9mila nel 2005) - sono emerse prepotentemente come
le vere protagoniste del fenomeno tecnopatico.
"Questo boom complessivo è dovuto a serie di fattori diversi
che, da alcuni anni ormai, stanno contribuendo all'emersione di quelle
che gli esperti definiscono „malattie nascoste'. Non a caso, anche
l'INAIL da tempo segnala come questo fenomeno soffra di una cronica forma
di sottodenuncia", rileva Sartori. "Spesso, infatti, i lavoratori
non sono al corrente dei propri diritti e, in tal senso, va rimarcata
la positività dell'opera di sensibilizzazione e di informazione
messa in atto dall'Istituto, ma anche dai sindacati, dalle associazioni
di categoria e dai patronati".
A tutto ciò si aggiunge l'entrata a regime delle nuove tabelle,
in base al decreto ministeriale del 9 aprile 2008. "Il provvedimento
ha incluso come tabellate alcune malattie che prima non lo erano",
spiega Sartori. "In passato per queste patologie era necessario provare
il nesso con la causa professionale, adesso beneficiano della presunzione
legale di origine. Non a caso tra le malattie tabellate figurano ora anche
quelle da sovraccarico biomeccanico e da vibrazioni meccaniche, che interessano
l'apparato muscolo-scheletrico, e che nel 2009 hanno registrato un sensibile
aumento delle denunce".
Infine, un effetto tecnico collaterale del ridisegno delle tabelle, elencate
ora per specifica patologia piuttosto che per agente patogeno, è
stato l'aumento delle denunce "plurime" (più tipi di
malattia denunciati contemporaneamente dalla stessa persona) che, nel
2009, hanno raggiunto la considerevole quota del 20% del totale delle
denunce, contribuendo significativamente al boom delle denunce.
Il raffronto con l'Europa: Italia meglio della media Ue. Sulla base dei
tassi d'incidenza standardizzati Eurostat l'Italia registra per il 2007
(ultimo anno reso disponibile da Eurostat) un indice infortunistico pari
a 2.674 infortuni per 100.000 occupati: più favorevole, dunque,
rispetto a quello medio riscontrato nelle due aree U.E. (3.279 per l'Area
Euro e 2.859 per l'U.E.-15). La graduatoria risultante dalle statistiche
armonizzate colloca l'Italia, in posizione migliore rispetto ai maggiori
Paesi del vecchio continente come Spagna (4.691), Francia (3.975) e Germania
(3.125).
Per quanto riguarda gli infortuni mortali, nel 2007 si è registrata
per l'intera Ue, rispetto all'anno precedente, una diminuzione dei tassi
d'incidenza da 2,4 a 2,1 decessi (sempre per 100.000 occupati), anche
se tale valore è ancora provvisorio, poiché alcuni Paesi
non hanno comunicato a Eurostat i dati riguardanti l'anno 2007. Anche
l'indice dell'Italia ha registrato nel 2007 un calo da 2,9 a 2,5 decessi
per 100.000 occupati, mantenendosi ancora al di sopra del valore medio
Ue.
Fonte: INAIL
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