|
Varie
Le persone con disabilità in Italia
26/07/2010
Le persone con disabilità di sei anni e più
che vivono in famiglia in Italia nel 2004 sono due milioni e 600 mila,
pari al 4,8 per cento della popolazione italiana (Tavola 1.1).
La disabilità è un problema che coinvolge soprattutto gli
anziani, infatti, quasi la metà delle persone con disabilità,
un milione e 200 mila, ha più di ottanta anni.
Tavola 1.1 - Persone con disabilità di
6 anni e più che vivono in famiglia per classe di età e
sesso - Anni 2004-2005 (valori assoluti e tassi per 100 persone con le
stesse caratteristiche)

Le differenze di genere evidenziano uno svantaggio tutto
al femminile. Il 66,2 per cento delle persone con disabilità sono
donne, 1 milione 700 mila, che corrisponde al 6,1 per cento delle donne
italiane. Tra gli uomini la percentuale è pari al 3,3 per cento,
valore quasi dimezzato rispetto alle donne.
Le differenze di genere non sono legate solo all’invecchiamento,
infatti, i tassi di disabilità per classe di età degli uomini
e delle donne sono molto vicini fino ai 54 anni di età, a partire
dai 55 anni si evidenzia una forbice
tra i due sessi a svantaggio delle donne. Tale svantaggio femminile cresce
con l’aumentare dell’età.
La perdita di autonomia funzionale aumenta all’avanzare dell’età,
quando le patologie cronico-degenerative di tipo invalidante si cumulano
al normale processo di invecchiamento dell’individuo. Infatti, l’80
per cento delle persone con disabilità ha più di 65 anni,
in questa classe di età la quota di persone con disabilità
raggiunge il 18,7 per cento. Valori decisamente più alti sono raggiunti
dopo gli 80 anni di età, quando il 44 per cento della popolazione
non ha più autonomia funzionale.
A livello territoriale, si evidenzia un quadro fortemente
disomogeneo rispetto alla prevalenza: la disabilità è più
diffusa nell’Italia insulare (5,7 per cento) e nel Sud (5,2 per
cento) mentre al Nord la percentuale di persone con disabilità
supera di poco il 4 per cento.
Le regioni presentano diversi livelli di disabilità: da valori
molto alti di Sicilia (6,1 per cento), Umbria (6,0 per cento), Molise
e Basilicata (entrambe 5,8 per cento) si passa a valori decisamente più
bassi di Bolzano (2,5 per cento), Trento (2,9 per cento), Lombardia (3,8
per cento) e Valle d’Aosta (4,1 per cento).
Il livello più elevato si registra per le donne del Mezzogiorno,
tra le quali la percentuale di disabilità arriva al 7,3 per cento
nelle Isole e al 6,6 per cento nel Sud a fronte di una quota del 5,6 per
cento e del 5,4 per cento nel Nord ovest e nel Nord est rispettivamente.
Il gradiente Nord-sud aumenta all’aumentare dell’età:
emerge nelle classe di età 65-74 anni, si evidenzia nella classe
successiva 75-79 anni e si acuisce dopo gli 80 anni.
Le differenze tra i tassi di disabilità grezzi per regione non
sono imputabili solo alla struttura per età, infatti, le differenze
a livello territoriale del fenomeno disabilità sono ancora più
nette se si analizzano i tassi di disabilità standardizzati per
età2: nelle Isole si arriva al 6,2 per cento della popolazione
e nel Sud al 5,8 per cento.
In Sicilia si ha un tasso di disabilità del 6,5 per cento, in Puglia
del 6,2 per cento, in Calabria del 6,0 per cento e in Campania del 5,7
per cento. In alcune regioni del Nord si hanno i valori più bassi:
Bolzano e Trento entrambe al 3,0 per cento, Emilia Romagna al 3,7 per
cento e Friuli Venezia Giulia al 3,9 per cento.
Gli effetti della standardizzazione sui tassi grezzi sono particolarmente
evidenti in Campania, Sardegna e Puglia, dove si osservano aumenti consistenti
dei tassi, e in Liguria, Umbria e Toscana, dove si sperimentano sensibili
riduzioni.
I dati fin qui citati fanno riferimento alle persone con disabilità
di 6 anni e più che vivono in famiglia. Per integrare il quadro
introduciamo le persone con disabilità che vivono in istituto3
che nel 2004 sono 190 mila circa: lo 0,4 per cento della popolazione italiana.
Anche l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità
riguarda soprattutto le donne e gli anziani: il 72 per cento dei disabili
in istituto sono donne e l’83 per cento ha più di 65 anni.
Persone con disabilità di 6 anni e più
che vivono in famiglia per regione - Anni 2004-2005 (tassi grezzi e standardizzati
per 100 persone con le stesse caratteristiche)

I tassi di istituzionalizzazione delle persone con disabilità
sono molto variabili a livello regionale: dal 7 per mille del Nord-est
e il 6 per mille del Nord-ovest si scende all’1 per mille del Sud
e delle Isole. I tassi di istituzionalizzazione del Nord sono sei volte
quelli del Sud e quattro volte quelli delle Isole.
In particolare, si osservano i valori più alti nella provincia
autonoma di Trento (12 per mille) e di Bolzano (8 per mille), della Valle
d’Aosta (9 per mille) e del Friuli Venezia Giulia (8 per mille)
mentre i valori più bassi si registrano in Campania, Puglia, Basilicata,
Calabria e Sicilia (1 per mille).
La popolazione con disabilità istituzionalizzata del Nord Italia
è più anziana della popolazione del Centro e del Mezzogiorno,
il contrario di quello che avviene per i disabili che vivono in famiglia.
Le persone con disabilità istituzionalizzate al Nord sono il 23
per mille tra gli ultrasessantacinquenni rispetto al 4 per mille del Mezzogiorno.
L’istituzionalizzazione dei disabili a livello regionale per classi
di età mette in evidenza che oltre i 65 anni di età i tassi
sono alti nella provincia autonoma di Trento (45 per mille) e di Bolzano
(36 per mille) e in Valle d’Aosta (37 per mille) e bassi in Campania
(1 per mille), Basilicata e Calabria (3 per mille).
Il confronto tra il tasso dei disabili che vivono in famiglia e quello
dei disabili che vivono in istituto evidenzia che, dove è alto
l’uno l’altro è basso e viceversa. Questo può
dipendere dall’offerta sul territorio di strutture residenziali,
dalle diverse strutture familiari esistenti nelle regioni, dagli atteggiamenti
culturali, o, più verosimilmente, può dipendere dall’interazione
di questi fattori.
Fonte: ISTAT
|